CHE COS’È LA MEDITAZIONE
La Mindfulness si basa sulla pratica della meditazione e, nella nostra cultura occidentale, non siamo sempre abituati a meditare.
Ma che cosa significa realmente meditare?
Possiamo dire che la meditazione non è semplicemente una tecnica o una filosofia, ma un addestramento alla presenza, che ci aiuta a ridurre il lavorio mentale e a sviluppare la consapevolezza, favorendo una maggiore integrazione tra mente, corpo ed emozioni.
La nostra mente è abituata a divagare continuamente tra i tanti problemi che ci affliggono, le preoccupazioni, i ricordi e le aspettative. È quindi del tutto naturale che, quando tentiamo di meditare, cercando di rimanere presenti, veniamo continuamente distratti dai pensieri.
Ed ecco che iniziamo a raccontarci: «Sono sempre distratto», «Ci provo, ma non riesco a durare più di qualche secondo», «Non serve a niente, non fa per me».
Sono frasi molto comuni, soprattutto quando ci avviciniamo alla meditazione con l’aspettativa che basti chiudere gli occhi per ottenere immediatamente uno stato di calma e silenzio mentale.
Ma, come per qualsiasi cosa nuova che desideriamo imparare, anche meditare richiede tempo, costanza, addestramento e, soprattutto, una motivazione che ci spinga a continuare.
La distrazione non è un fallimento della meditazione. Anzi, accorgersi che la mente si è allontanata dal momento presente è già un atto di consapevolezza. Ogni volta che ce ne rendiamo conto e riportiamo gentilmente l’attenzione al respiro o al corpo, stiamo allenando proprio quella capacità che desideriamo sviluppare.
La vera sfida, poi, arriva quando smettiamo di meditare, ci alziamo e torniamo alla nostra vita quotidiana, nuovamente immersi nel lavorio mentale.
Quante volte ci capita di fare una cosa mentre stiamo già pensando a quella successiva? Viviamo pianificando, anticipando, ricordando, spesso senza essere realmente presenti a ciò che stiamo facendo.
E questa modalità, quando diventa abituale, può trasformarsi in una trappola.
Imparare a osservare la mente
Uno degli obiettivi della meditazione di consapevolezza è quello di ridurre il nostro coinvolgimento automatico nel lavorio mentale: quell’insieme incessante di pensieri, tensioni, preoccupazioni, emozioni e modalità abituali con cui la mente interpreta ciò che viviamo.
Un’attività che ci accompagna dal mattino alla sera e che, talvolta, continua a occupare la nostra mente anche quando vorremmo riposare.
Per allenarci alla presenza possiamo portare intenzionalmente l’attenzione su un oggetto di osservazione: il respiro, il corpo, le sensazioni, i suoni, un movimento o un’azione quotidiana.
Non significa escludere tutto il resto, ma imparare a osservare ciò che accade, compresi i nostri pensieri, riportandoli nel campo della consapevolezza.
Quando iniziamo a osservarli senza identificarci continuamente con essi, i pensieri possono perdere parte del loro potere di trascinarci e condizionare automaticamente le nostre reazioni.
I pensieri sono soltanto pensieri. E noi non siamo i nostri pensieri. Non dobbiamo necessariamente seguirli, combatterli o cercare di eliminarli.
Con il tempo e la pratica costante impariamo a lasciarli arrivare e andare via, senza giudizio, perché ciò che cambia non è tanto la presenza dei pensieri, quanto il nostro modo di relazionarci con essi.
Ed è proprio qui che la meditazione può diventare qualcosa di più di un esercizio: un modo diverso di stare con noi stessi e con la nostra esperienza.
COME SI PRATICA LA MEDITAZIONE MINDFULNESS
La Mindfulness può essere praticata in modi diversi: dedicando un momento specifico della giornata alla meditazione oppure portando consapevolezza nelle attività che svolgiamo abitualmente.
Distinguiamo quindi due modalità, complementari tra loro: la pratica formale e la pratica informale.
La pratica formale

La pratica formale richiede di ritagliarsi del tempo da dedicare esclusivamente alla meditazione, possibilmente ogni giorno.
Possiamo meditare seduti su una sedia, su un cuscino a terra oppure sdraiati, mantenendo una posizione comoda e stabile che ci permetta di rimanere presenti per il tempo della pratica.
In un ambiente tranquillo, portiamo intenzionalmente l’attenzione al respiro, ai sensi, alle sensazioni corporee e ai pensieri che attraversano la mente.
La meditazione formale Mindfulness ci insegna a osservare ciò che accade dentro di noi senza giudicarlo, imparando gradualmente a non seguire ogni pensiero e a non combatterlo.
Non si tratta di raggiungere uno stato particolare o di svuotare la mente, ma di allenare la capacità di essere presenti all’esperienza, così come si manifesta, momento dopo momento.
Tra le pratiche formali più conosciute troviamo la meditazione seduta, il Body Scan, la meditazione camminata e il movimento consapevole.
La pratica informale

La pratica informale ci permette invece di coltivare la consapevolezza in ogni momento della giornata, senza dover necessariamente interrompere ciò che stiamo facendo.
Consiste nel portare intenzionalmente una particolare qualità di attenzione alle attività quotidiane, soprattutto a quelle che siamo abituati a svolgere inserendo il cosiddetto pilota automatico: mangiare, camminare, fare una doccia, cucinare, guidare, sbrigare le faccende domestiche: sono tutte occasioni per tornare al momento presente.
Possiamo, ad esempio, mangiare prestando attenzione ai sapori, agli odori e alle sensazioni, oppure camminare percependo il contatto dei piedi con il terreno e il movimento del corpo.
La consapevolezza può accompagnarci anche nelle relazioni con gli altri, nel lavoro, in famiglia e nella vita sociale, modificando gradualmente il nostro modo di ascoltare, osservare le situazioni e reagire a ciò che accade.
La pratica formale allena la consapevolezza; quella informale ci insegna a portarla nella vita quotidiana.
Entrambe sono importanti, perché la Mindfulness non si esaurisce nel tempo dedicato alla meditazione, ma può diventare un modo più attento e consapevole di vivere ogni esperienza.